Con la sentenza n. 32808/2025, la Cassazione chiarisce che l’arricchimento senza causa può riguardare anche chi non ha ricevuto direttamente il denaro, ma ne ha comunque tratto un vantaggio.
Se una persona paga una somma senza una valida ragione giuridica e quel denaro finisce, attraverso altri passaggi, per far diventare più ricco un terzo (ad esempio con l’acquisto di un immobile), quest’ultimo può essere chiamato a restituire il vantaggio ottenuto, soprattutto quando l’arricchimento è avvenuto gratuitamente.
Dunque, secondo la Corte di Cassazione l’azione ex art. 2041 c.c. è esperibile anche contro il terzo arricchito, quando il vantaggio patrimoniale sia conseguito a titolo gratuito tramite un intermediario poi insolvente.
Nel caso esaminato, il denaro versato dal depauperato, pur incassato da un soggetto privo di titolo, è stato impiegato in un’operazione economica unitaria che ha portato all’acquisto di immobili da parte di un terzo. Nessun rapporto contrattuale diretto, ma incremento patrimoniale ingiustificato.
Principio della sentenza?
Quando l’arricchimento finale è gratuito e privo di causa, la tutela restitutoria non può arrestarsi all’intermediario.
Una decisione che conferma la funzione equitativa e “di chiusura” dell’azione di ingiustificato arricchimento.


